L’AGENDA 2030, NARRAZIONE PER UNA NUOVA CITTADINANZA EUROPEA: LA VISIONE FRANCESE

Può l’Agenda 2030 diventare la base per costruire una nuova Europa nel 21° secolo? La lotta contro il cambiamento climatico, la difesa della biodiversità, l’impegno delle collettività e dei cittadini per il raggiungimento del benessere collettivo e della dignità possono diventare gli elementi centrali per costruire i pilastri di un nuovo concetto di cittadinanza europea e superare l’attuale crisi di fiducia?

Queste sono alcune delle domande alle quali un vasto panel di relatori, provenienti da società civile, settore pubblico e privato, istituzioni e mondo accademico ha cercato di rispondere venerdi 12 aprile alla seconda edizione del «Forum Annuel de la Citoyenneté Ecologique Européenne» organizzato da Comité 21 in collaborazione con l’OCDE a Parigi.

Dai differenti interventi della giornata emerge che esiste oggi un sensibile abbassamento del consenso e della fiducia da parte del grande pubblico verso le istituzioni nei confronti di misure e politiche ambientali volte per esempio a mitigare l’azione del cambiamento climatico, dissenso che si manifesta talvolta anche attraverso una radicalizzazione dei comportamenti.

Nello stesso tempo c’è ormai una generale presa di coscienza da parte delle istituzioni stesse, delle organizzazioni e delle collettività della necessità di adottare una visione della società basata sui concetti dello sviluppo sostenibile, in particolare relativamente a 3 macro-obiettivi:

  1. costruzione di un’Europa più solidale, volta a risolvere le disuguaglianze sociali, soprattutto per quanto riguarda l’accesso alla sanità e all’educazione
  2. accompagnamento tappa per tappa per realizzare la transizione verso modalità di produzione e consumo più responsabili, anche mediante l’introduzione dell’economia circolare
  3. consapevolezza che le grandi sfide ambientali devono essere trattate a livello europeo, senza dimenticare di cercare comunque soluzioni specifiche sul territorio

Da questo scenario, se vogliamo distonico e contraddittorio, risulta chiaramente che è venuto a mancare un intermediario capace di costruire un dialogo tra le parti come  istituzioni, collettività, aziende, grande pubblico e di ricucire la fiducia.

A questo proposito, l’Agenda 2030, con i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, può effettivamente offrire una nuova narrazione per l’Europa, una nuova sfida che va al di là della visione puramente economica che ha caratterizzato fino ad oggi le politiche di sviluppo europee e che includa in egual misura le dimensioni sociale ed ambientale. L’Agenda diventa così un linguaggio comune, una lingua franca, universalmente utilizzabile, un piano per cambiare il mondo, ma anche e soprattutto un concreto insieme di politiche e interventi. E’ un collettore per costruire una nuova cittadinanza capace di affrontare e di farsi promotrice del cambiamento culturale richiesto, che coinvolge tutti, dal singolo cittadino, alle grandi organizzazioni. Perché un cambiamento è possibile solamente se esiste una forte mobilitazione sociale, mediante la quale ciascuno possa agire e partecipare secondo le proprie responsabilità.

E’ fondamentale che questo nuovo piano sia spiegato, comunicato e accettato da tutte le parti interessate, sia a livello nazionale e internazionale che a livello locale. Ma soprattutto, è necessario investire in un processo di multi-stakeholder engagement che coinvolga le singole persone, le città, le organizzazioni, gli Stati membri in un dialogo costante per consolidare la volontà di lavorare insieme all’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

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