Un’Italia che cambia, almeno nelle intenzioni. È ciò che emerge dall’ultima indagine di Manageritalia, che ha sondato la sensibilità dei dirigenti italiani sul tema della parità di genere e della genitorialità condivisa. Il quadro restituito è sorprendentemente incoraggiante, specie tra i più giovani: l’80% dei manager under 45 considera la parità di genere un problema reale. Come dimostrano le percentuali: il 61% degli uomini – e ben l’85% dei dirigenti più giovani – si dice favorevole a rendere obbligatorio il congedo di paternità, oggi fermo a soli 10 giorni. Una percentuale persino superiore a quella delle colleghe donne (83%). Il dato suggerisce un cambio culturale in atto: essere padri presenti viene considerato non solo un diritto, ma anche un dovere sociale. Oltre il 67% degli intervistati ritiene che un congedo paterno più lungo aiuterebbe la carriera delle donne e favorirebbe un’occupazione femminile più stabile. Quasi la metà degli intervistati (44%) chiede di equiparare il congedo di paternità a quello di maternità, percentuale che sale al 57% tra i giovani manager.
Ma non tutto è rose e fiori. Dall’indagine emerge anche una differenza di percezione tra uomini e donne: le manager avvertono più nettamente le penalizzazioni di carriera dopo la maternità, mentre i colleghi uomini segnalano soprattutto le assenze e la minore flessibilità delle donne. Il dato più allarmante? Il pregiudizio culturale che ancora vede gli uomini più adatti ai ruoli apicali.
L’iniziativa “Un fiocco in azienda”, nata dal Gruppo Donne Manager di Manageritalia, è già un passo avanti: oggi non si parla più solo di supportare il rientro post-maternità, ma di genitorialità condivisa come leva di sviluppo umano e aziendale.
Ora la palla passa alla politica, che deve affrontare il tema della denatalità e del welfare con maggiore urgenza; ma, la responsabilità è anche delle aziende, che possono guidare il cambiamento con politiche concrete.
In campo politico troviamo un primo miglioramento per quanto riguarda l’indennità per il congedo parentale, che con la Legge di Bilancio 2025 è salito dal 30% all’80% della retribuzione, per un massimo di tre mesi complessivi da suddividere tra i genitori, da utilizzare entro i sei anni del bambino. È la nuova circolare INPS n. 95/2025, rivolta aio lavoratori dipendenti e applicabile a figli nati, adottati o affidati dal 2025, ma anche a casi precedenti se il congedo obbligatorio finisce dopo il 31 dicembre 2024.
Siamo ancora lontani da una legislazione che tuteli davvero chi sceglie di costruire una famiglia, ma provvedimenti come questo mostrano una crescente consapevolezza: la parità di genere non è una concessione alle donne, ma un investimento per il benessere e il futuro dell’intera società.
Fonte: Manageritalia, Futura Network